Lunedì 26 Gennaio 2015, approvazione delibera oggetto 142, convenzione per la promozione e la gestione coordinata del Parco Locale di
Interesse Sovracomunale (PLIS) Media Valle del Lambro tra i comuni di Brugherio,
Monza, Cologno Monzese, Milano e Sesto San Giovanni.
La convenzione per la promozione e la gestione del Parco Sovracomunale Media Valle del Lambro è stato riconosciuto e approvato in Consiglio Comunale. Aderiscono al parco i Comuni di Monza, Brugherio, Monza, Cologno Monzese, Milano e Sesto San Giovanni.
I Comuni interessati, nel 2006, avevano sottoscritto una convenzione per la promozione e la gestione del parco, ed hanno completato l’iter istituzionale approvando anche un Piano Pluriennale di Interventi (PPI)
Il Parco della Media Valle del Lambro si amplia e diventa un parco fluviale di oltre 6,6 milioni di metri quadrati. Un parco che pone in comunicazione il Centro Storico di Monza con il Parco Agricolo Sud Milano. Un corridoio verdazzurro che coinvolge i comuni di Monza, Brugherio, Cologno Monzese, Sesto San Giovanni e Milano.
La convenzione metteva sin da subito in evidenza che l’area è stata per lunghi anni interessata da un particolare degrado ambientale, abbandono ed inquinamento che hanno compromesso la qualità ambientale e paesaggistica del territorio. Finalità dell’istituzione del Parco è pertanto quella di recuperare il degrado ambientale, bonificando il territorio inquinato e proteggendo la fauna e la flora ivi presenti. Ha inoltre lo scopo di rinaturalizzare il sistema fluviale.
Infine la convenzione lasciava presagire l’estensione ed il coinvolgimento di ulteriori altre aree da inserire nel PLIS presenti all’interno dei comuni di Monza e Milano. Ciò perché le aree di territorio individuate sono ritenute di grande importanza ecologica e strategica.
La nostra Amministrazione, coerentemente con il programma elettorale, si è dunque subito adoperata per perseguire questo obiettivo e nel dicembre 2012 (delibera Giunta Comunale n. 738 13/12/2012) il consiglio comunale ha espresso la volontà di aderire al Parco.
Nel marzo 2014, con il coinvolgimento di tutti i comuni interessati, è stato dunque redatto un nuovo schema di convenzione, frutto di un lavoro intenso durato circa un anno che ha visto coinvolti gli uffici di tutti i comuni.
La convenzione prevede che venga costituito un ufficio cui affidare lo svolgimento in modo coordinato e continuativo delle attività attinenti alla sua gestione tecnico-amministrativa, alla promozione e vigilanza.
E’ stato confermato il ruolo del Comune di Sesto quale comune capofila, sia per ragioni storiche ma anche perché è il più coinvolto in questo PLIS.
Superata anche la figura del Presidente del Parco sostituita dal “Presidente” dell’assemblea dei sindaci (la quale avrà una funzione di controllo), ed abbia un periodo di carica di 5 anni. I sindaci si alterneranno dunque ogni 5 anni, ciò a garanzia di un maggior coinvolgimento di tutti i comuni. La scelta, anche in questo caso con una precisa visione politica che trova nella partecipazione la chiave del successo nelle decisioni amministrative, è stata fatta anche perché crediamo nell’assemblea dei Sindaci che in tal modo viene anche valorizzata.
Dal punto di vista economico la quota che dovrà versare il comune di Monza è esigua, soli 15.000 euro, dunque il nostro Comune è stato assimilato ad i comuni più piccoli.
Infine, con delibera n.77 29/09/2014, il consiglio comunale di Monza, con una decisa indicazione politica, ha approvato la Variante Parziale al Piano dei Servizi ed al Piano delle Regole del PGT vigente, ai fini dell’individuazione delle aree a PLIS e della riclassificazione delle aree produttive ad agricole. E’ stata dunque dettagliatamente individuata l’area comunale da includere al PLIS Media Valle del Lambro.
Approvando la delibera in discussione, si conclude un iter iniziato con convinzione e con chiari indirizzi politico-programmatici, nel dicembre 2012. Di si da dunque piena realizzazione al Parco, perché si rende effettivo lo schema di convenzione, cioè si da mandato per la creazione di tutti gli atti necessari per tutelare, riqualificare e valorizzare il territorio fluviale e metropolitano del PLIS.
Corrado Guarnaccia
mercoledì 28 gennaio 2015
lunedì 3 marzo 2014
il Comune di Monza aderisce al PLIS
arriva anche in consiglio la delibera che, attraverso una variante al PGT, consente di far rientrare numerose ed ampie aree verdi della nostra città nel Parco Locale di Interesse Sovracomunale.
Nel Febbraio 2013 avevo già commentato con soddisfazione la delibera di giunta in cui si dichiarava l'interesse del Comune di andare verso questa direzione. Da quella delibera è partito un costante e convinto lavoro dell'Assessore Colombo unito al prezioso lavoro degli uffici tecnici, che hanno poi fatto nascere la delibera di consiglio approvata Lunedì 24
Nel Febbraio 2013 avevo già commentato con soddisfazione la delibera di giunta in cui si dichiarava l'interesse del Comune di andare verso questa direzione. Da quella delibera è partito un costante e convinto lavoro dell'Assessore Colombo unito al prezioso lavoro degli uffici tecnici, che hanno poi fatto nascere la delibera di consiglio approvata Lunedì 24
domenica 19 gennaio 2014
questione depuratore - fuori dal coro
Lunedì 13 gennaio in discussione la questione depuratore.
Il dibattito, sollecitato dalla popolazione di San Rocco, o almeno dalla sua componente più attiva, è un po’ al di sopra delle competenze del consiglio comunale. Nonostante Monza sia il capoluogo di provincia, questa discussione andrebbe fatta con la partecipazione di tutti i comuni briantei che utilizzano quella macchina di filtraggio acque reflue, che fu chiamata (in modo poco pertinente) ”Depuratore di San Rocco”. Nonostante ciò e nonostante la politica si dimostri, in alcuni casi, arrogante e forzatamente sospettosa verso analisi e studi tecnici di fior di professionisti, in consiglio, con semplici parole e qualche termine tecnico ci hanno spiegato come evolverà questa complessa macchina. Da un lato punta ad adeguarsi ai sempre più stringenti parametri normativi relativi ai valori di impurità dell’acqua purificata da riversare sul Lambro, dall'altro, avvia un rinnovamento tecnologico che possa garantire la sostenibilità economica sia dell’investimento che del periodo a regime. In questo contesto si inserisce un intervento che nulla ha a che vedere con la “macchina di depurazione” (core business dell'impianto), piuttosto cura un aspetto di contesto ambientale in cui essa si trova oggi ma non quando la stessa macchina fu concepita e realizzata.
Proviamo a ripensare ai tempi in cui il depuratore fu realizzato, negli anni ‘60. Mi domando, chi ha progettato il depuratore, oltre a pensarlo all'avanguardia in termini tecnologici, avrà pensato di costruirlo in modo da non dar fastidio alla città urbanizzata? Avrà pensato all'impatto che questo tipo di infrastruttura avrebbe avuto sulle aree ad esso adiacenti? Direi di si, rafforzo questa certezza anche dopo aver ascoltato tecnici competenti ai quali oggi è affidato lo studio e la valutazione dei progetti di miglioramento. Non posso dubitare pertanto che i progettisti di allora non siano stati altrettanto preparati ed attenti al punto di non valutare questi aspetti. Immaginando Monza di quei tempi, si può pensare a quella zona come una zona decisamente fuori dal contesto urbano e dunque idonea per quell'insediamento.
Cosa è successo dunque? Durante questi 40 anni, il fattore urbanizzazione è stato determinante per far nascere ed alimentare il malessere popolare generato dal cattivo odore emanato dagli impianti di depurazione. Due fattori per nulla emersi nella discussione sono, a mio avviso, da non sottovalutare:
1. La massiccia urbanizzazione di in tutta la Brianza ha fatto di certo incrementare i volumi di acque reflue da gestire raggiungendo i limiti fisici del depuratore.
2. L’urbanizzazione delle zone prossime al depuratore, dove necessità residenziali, interessi e speculazioni private, nonché scarsa visione strategica da parte degli amministratori, hanno consentito che si costituisse un fitto tessuto urbano proprio li dove gli odori ed i rumori hanno alta probabilità di essere percepiti.
Pertanto, la maggiore attenzione cui oggi siamo chiamati a prestare nell'ammodernamento di questo sistema di depurazione, è strettamente legata all'abbattimento degli odori che si propagano in zona. E’ ingenuo pensare che tale maggiore attenzione non abbia ripercussioni sui costi di gestione e di progettazione.
Tutto ciò mi porta a dire che le scelte amministrative, seppur rispettose della normativa, del buon senso, sono sempre da valutarsi in termini strategici, di lungo, lunghissimo respiro. Una visione cieca che punti alla soddisfazione di bisogni immediati, magari di pochi e non valuti le necessità delle future generazioni, rappresenta un debito che prima o poi dovrà essere pagato.
Oggi quel debito lo stanno pagando i residenti di San Rocco a causa delle zaffate maleodoranti emanate dal depuratore e la comunità intera a causa dei maggiori costi da sostenere per abbattere le puzze che si generano.
dal blog del Gruppo Consiliare
Il dibattito, sollecitato dalla popolazione di San Rocco, o almeno dalla sua componente più attiva, è un po’ al di sopra delle competenze del consiglio comunale. Nonostante Monza sia il capoluogo di provincia, questa discussione andrebbe fatta con la partecipazione di tutti i comuni briantei che utilizzano quella macchina di filtraggio acque reflue, che fu chiamata (in modo poco pertinente) ”Depuratore di San Rocco”. Nonostante ciò e nonostante la politica si dimostri, in alcuni casi, arrogante e forzatamente sospettosa verso analisi e studi tecnici di fior di professionisti, in consiglio, con semplici parole e qualche termine tecnico ci hanno spiegato come evolverà questa complessa macchina. Da un lato punta ad adeguarsi ai sempre più stringenti parametri normativi relativi ai valori di impurità dell’acqua purificata da riversare sul Lambro, dall'altro, avvia un rinnovamento tecnologico che possa garantire la sostenibilità economica sia dell’investimento che del periodo a regime. In questo contesto si inserisce un intervento che nulla ha a che vedere con la “macchina di depurazione” (core business dell'impianto), piuttosto cura un aspetto di contesto ambientale in cui essa si trova oggi ma non quando la stessa macchina fu concepita e realizzata.
Proviamo a ripensare ai tempi in cui il depuratore fu realizzato, negli anni ‘60. Mi domando, chi ha progettato il depuratore, oltre a pensarlo all'avanguardia in termini tecnologici, avrà pensato di costruirlo in modo da non dar fastidio alla città urbanizzata? Avrà pensato all'impatto che questo tipo di infrastruttura avrebbe avuto sulle aree ad esso adiacenti? Direi di si, rafforzo questa certezza anche dopo aver ascoltato tecnici competenti ai quali oggi è affidato lo studio e la valutazione dei progetti di miglioramento. Non posso dubitare pertanto che i progettisti di allora non siano stati altrettanto preparati ed attenti al punto di non valutare questi aspetti. Immaginando Monza di quei tempi, si può pensare a quella zona come una zona decisamente fuori dal contesto urbano e dunque idonea per quell'insediamento.
Cosa è successo dunque? Durante questi 40 anni, il fattore urbanizzazione è stato determinante per far nascere ed alimentare il malessere popolare generato dal cattivo odore emanato dagli impianti di depurazione. Due fattori per nulla emersi nella discussione sono, a mio avviso, da non sottovalutare:
1. La massiccia urbanizzazione di in tutta la Brianza ha fatto di certo incrementare i volumi di acque reflue da gestire raggiungendo i limiti fisici del depuratore.
2. L’urbanizzazione delle zone prossime al depuratore, dove necessità residenziali, interessi e speculazioni private, nonché scarsa visione strategica da parte degli amministratori, hanno consentito che si costituisse un fitto tessuto urbano proprio li dove gli odori ed i rumori hanno alta probabilità di essere percepiti.
Pertanto, la maggiore attenzione cui oggi siamo chiamati a prestare nell'ammodernamento di questo sistema di depurazione, è strettamente legata all'abbattimento degli odori che si propagano in zona. E’ ingenuo pensare che tale maggiore attenzione non abbia ripercussioni sui costi di gestione e di progettazione.
Tutto ciò mi porta a dire che le scelte amministrative, seppur rispettose della normativa, del buon senso, sono sempre da valutarsi in termini strategici, di lungo, lunghissimo respiro. Una visione cieca che punti alla soddisfazione di bisogni immediati, magari di pochi e non valuti le necessità delle future generazioni, rappresenta un debito che prima o poi dovrà essere pagato.
Oggi quel debito lo stanno pagando i residenti di San Rocco a causa delle zaffate maleodoranti emanate dal depuratore e la comunità intera a causa dei maggiori costi da sostenere per abbattere le puzze che si generano.
dal blog del Gruppo Consiliare
giovedì 9 gennaio 2014
via valsugana
il 2 gennaio '14 sono cominciati i lavori per l'edificazione della palazzina nel lotto di via Valsugana. Speriamo sia l'ultimo atto di una vicenda cominciata in modo pessimo, da cattivi amministratori che pensavano all'interesse personale piuttosto che a quello della comunità. Il comitato, costituitosi tre anni fa al fine di far tornare la ragione a quei cattivi amministratori, affiancato dai consiglieri del PD e di altre forze che a quel tempo erano in minoranza, ha condotto una battaglia dura e rumorosa la quale ha risvegliato l'attenzione al tema delle aree verdi e della opportunità di costruirvi sopra residenze private. Pensiamo che non sia stato tutto inutile, nonostante oggi i lavori di edificazione in quest'area siano in corso, pensiamo di aver ottenuto risultati anche al di sopra delle aspettative. A quella battaglia infatti sono seguite tutte le altre dei vari comitati costituitisi in città, le quali che hanno portato ad un enorme risultato: bloccare l'autorizzazione all'edificazione di una enorme quantità di residenze non giustificata da reali motivi sociali, ma diretta a soddisfare qualche desiderio privato.
Oggi, che il rispetto della legalità e del buon senso è stato ripristinato, occorre continuare a vigilare onde scongiurare che gli accordi che il privato si è impegnato a rispettare nei confronti dell'Amministrazione e della comunità, siano disattesi.
Il comitato ha voluto distribuire il volantino seguente:
****
Oggi, che il rispetto della legalità e del buon senso è stato ripristinato, occorre continuare a vigilare onde scongiurare che gli accordi che il privato si è impegnato a rispettare nei confronti dell'Amministrazione e della comunità, siano disattesi.
Il comitato ha voluto distribuire il volantino seguente:
****
Sono
trascorsi tre anni da quando vennero raccolte le firme contro l’edificazione in
via Valsugana.
Allora
l’assessore al territorio artefice della trasformazione dell’area da servizi ad
edificabile era Paolo Romani e il Consiglio Comunale ne aveva convalidato la
scelta.
Impossibile tornare indietro.
La
nostra battaglia è stata quindi successivamente condotta sulla “legalità”.
Troppe cose nel progetto non sembravano chiare!
Inoltre
non accettavamo che l’Amministrazione intascasse denaro anziché spazi verdi.
Il
progetto venne, nonostante le numerose osservazioni e proteste, approvato nel
dicembre 2011.
Un
successivo esposto all’ Amministrazione metteva in luce come i volumi concessi
fossero eccessivi rispetto al PGT (indice edificatorio per una ristrutturazione
e non per una edificazione su area libera).
Questo
esposto rigettato dalla precedente Giunta venne accolto dalla Giunta attuale
che ha annullato il progetto nel giugno del 2012.
Il nuovo edificio viene ora ridotto sul
fronte di via Valsugana , minimo il denaro che intasca l’Amministrazione, la
compensazione avviene con una area verde confinante con il centro Ambrosini (recentemente ripulita).
Battaglia
inutile? Direi di no. Si è ottenuto un risultato positivo in termini di maggior
equilibrio tra spazio edificato e spazio verde. E’ una soluzione di buon senso,
non atta a riconoscere privilegi e a nostro parere l’unica possibile poiché la “frittata”
era già stata fatta nel dicembre 2011.
Inoltre
è la dimostrazione che l’attenzione dei cittadini al territorio e una
partecipazione costruttiva portano a risultati tangibili.
LA BATTAGLIA PERO’ NON E’ ANCORA
TEMINATA:
DOBBIAMO ESSERE VIGILI AFFINCHE’ GLI
ACCORDI CON L’AMMINISTRAZIONE E LA COMUNITA’ VENGANO RISPETTATI NEI TEMPI
DOVUTI.
Il Comitato via Valsugana
lunedì 16 dicembre 2013
Presentazione Mozione difesa e rilancio delle politiche sociali e del welfare territoriale lombardo
Nella primavera 2013, quando ancora il governo era incerto e la legislatura ai primi passi, ho presentato la Mozione difesa e rilancio delle politiche sociali e del welfare territoriale lombardo, ecco il link al il mio intervento di presentazione. Buona lettura!
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